Il crollo di oltre il 41% del mercato dei mutui nel secondo trimestre 2012, appena certificato dall’Istat, non ha affatto sorpreso due tra le principali associazioni a tutela degli interessi dei consumatori, vale a dire Federconsumatori e Adusbef. La caduta del mercato è la diretta conseguenza delle difficoltà da parte delle famiglie di riuscire a stipulare un contratto di mutuo, a causa dell’inasprimento della stretta creditizia. Non è però l’unica motivazione alla basa di questa grave flessione. Le famiglie stanno sperimentando un deciso crollo del potere d’acquisto.
Infatti, dal 2008 è avvenuto un calo del 13,8% della capacità di spendere delle famiglie a causa dell’incremento del tasso di inflazione e soprattutto del “carrello della spesa”. Un’altra motivazione è da ricercare nelle condizioni contrattuali spesso inaccettabili proposte dagli istituti di credito. Le banche chiedono spesso tassi di interesse improponibili e spread sui mutui a tassi variabili ben oltre i reali valori di mercato.
Le due associazioni dei consumatori hanno dichiarato di aver registrato “da oltre un anno una forte e gravissima speculazione, del tutto ingiustificata, sui tassi e sugli spread dei mutui sia a tasso variabile che a tasso fisso”. Oggi chi chiede un mutuo a tasso variabile è costretto a pagare un tasso complessivo del 5,5%, a causa dell’applicazione di spread fuori da ogni logica di mercato. Il tasso fisso costa il 6%.
I tassi sui mutui dipendono dall’andamento dell’Euribor a 3 mesi (mutui a tasso fisso) e dell’Irs a 10 anni (mutui a tasso variabile). Oggi il tasso Euribor trimestrale è allo 0,18%, mentre l’Irs a 10 anni all’1,66%. I tassi di mercato sono, dunque, a livelli molto più bassi rispetto ai tassi praticati dalle banche. Ciò vuol dire che lo spread applicato sui mutui è su valori incredibilmente elevati, tra il 2,85% e 3,85% (ma spesso si toccano punte del 4%).